Blogger o attrici, poco importa. Quel che conta è diventare famose.

/
1 Comments


Quando ho aperto la pagina Instagram, l’ho fatto con un unico scopo, creare un’alternativa che potesse essere dedicata ad ogni donna e che quindi si distaccasse totalmente dal mondo lucente e splendente delle fashion blogger. Questo l’ho deciso non perché abbia qualcosa contro questa figura, anzi, ma semplicemente perché nei mesi in cui ho bazzicato nei social da semplice utente, ho notato che non esisteva una figura come quella che ho cercato di creare, cioè che si avvicinasse alle altre donne - una donna raggiungibile ed imperfetta - e che lo facesse nello stesso modo in cui avrebbe potuto farlo “la migliore amica”.  Il volermi distaccare dal mondo delle fashion blogger non è mai dipeso da disprezzo nei confronti di questa figura, o semplicemente per voler fare la superiore; lungi da me essere così arrogante e antipatica , fosse così mi prenderei a schiaffi da sola. Chi mi segue da ottobre lo sa, io stimo e rispetto le professioniste del campo e ho già parlato di quest’argomento, ma negli ultimi mesi, vivendo da vicino questa realtà, mi sono resa conto che non è tutto rose e fiori come si può percepire dall’esterno e così, visto che adoro farmi detestare per quello che dico, ma soprattutto mi piace parlare senza “mezze verità”, sono qui oggi per donare delucidazioni in merito, a chiunque fosse interessato.
Diventare una fashion blogger fa gola a tante, fin troppe, probabilmente perché questa professione ha portato al successo facile ed immediato molte ragazze – le “tre Chiare”, Biasi, Nasti e la regina indiscussa Ferragni ne sono la prova tangibile – e così, nell’ultimo anno, centinaia di donnine, hanno deciso di dedicarsi a tempo perso/pieno a quest’attività – alcune ne hanno fatto addirittura una vera e propria ragione di vita – condividendo la propria passione (reale??) per la moda, ma sopra ogni altra cosa, per cercare di arrivare allo stesso successo delle ragazze precedentemente citate. Chiunque dichiari il contrario, credetemi, sta mentendo e pure in modo schifosamente spudorato.
Non sto facendo di tutta un’erba un fascio, seguo e ho delle amiche che che svolgono questa attività seriamente e con grande passione; non sono loro le protagoniste di questo articoletto, perché proprio loro hanno il mio rispetto la mia stima più completa. Mi sto riferendo a tutte quelle ragazze che cercano la fama senza possedere alcuna gloria, cioè a quelle senza arte, nè parte, quelle che non sanno cosa significhi essere una fashion blogger e che tipologia di lavoro e impegno ci sia dietro queste due parole, ma che “vabbè, voglio farlo lo stesso!!”
Credo che la maggior parte di voi sia un utente Instagram e Facebook – ormai lo siamo quasi tutti – quindi non vi sarà difficile darmi ragione: guardatevi attorno! I social network sono letteralmente invasi da sedicenti fashion blogger. L’identikit è semplice; il 70% di loro ha un’età compresa tra i 15 ai 25 anni,  fisicamente carucce, sfoggiano gallerie con foto ammiccanti, hanno pagine Instagram con migliaia di followers – spesso veri, spesso acquistati. Vagano per i social cercando spunti, ma soprattutto chiedendo spudoratamente ai vari negozi e brand eventuali collaborazioni. Che intendo? Chiedono che venga inviata loro della merce per poterla recensire. Ripeto, CHIEDONO – questo non dovrebbe mai accadere –  e spesso, purtroppo, lo ottengono anche. Per chi non capisse cosa voglio dire, preciso che le collaborazioni non vanno mai “raccattate” e quindi richieste, ma devono essere i brand ed i negozi a contattare. “Il chiedere” è poco professionale ma soprattutto poco dignitoso. Tra di loro solitamente sono tutte amiche, formano gruppi e addirittura coalizioni; in verità l’incredibile voglia di primeggiare supera qualsiasi tipologia di sentimento, rendendole, in un modo o nell’altro, tutte rivali. Quello che ho constatato fino ad oggi, mi ha fatto capire che non si tratta di una sana competizione, ma bensì di scorrettezza, ipocrisia e cattiveria nei confronti delle “amiche colleghe”. Si amano, si adorano, ma se una supera l’altra di mille contatti, o meglio – per parlare in gergo – di mille followers,  scatta l’invidia e quindi scusatemi, a parer mio, “amicizia un paio di palle”.
Le ragazze che vi ho appena descritto sono le stesse che ridicolizzano la categoria composta dalle professioniste, declassandola irrimediabilmente e rendendola antipatica alla maggior parte del pubblico, ma soprattutto facendo sì che le persone che quest’attività la svolgono seriamente, con passione, dedizione, merito, vengano viste dalla massa come delle nullafacenti che utilizzano “lo status” di fashion blogger solo per ricevere capi d’abbigliamento e oggettistica varia, gratuitamente. Questo è ingiusto e vi sarete accorte che le ingiustizie mi fanno letteralmente saltare i nervi. Chi parla di moda deve già combattere con il pregiudizio di chi crede che ciò sia sinonimo di superficialità e poca intelligenza – pur non essendo una fashion blogger ne so qualcosa – se inoltre ci si deve ritrovare a dover combattere anche contro chi sta rendendo quest’attività una vera e propria parodia di se stessa, il tutto diventa ancora più difficile e complicato.
Il successo e i soldi facili attirano tutti, diciamolo, saremmo falsi come i fiori dell’Ikea se sostenessimo il contrario, ma è facile rendersi conto che le persone che li cercano a tutti i costi, solitamente sono le stesse che non posseggono alcun talento, che considerano lo studio e l’approfondimento una perdita di tempo, ma che, nonostante ciò, vogliono diventare famose a tutti i costi. Questo accade soprattutto in Italia, il paese dei balocchi, o meglio, il paese del ‘non serve saper far qualcosa per realizzarsi nella vita’. Abbiamo come esempio persone che diventano famose perché sorelle di tizia – quelle che per un’ospitata in discoteca vengono pagate 3000 euro – oppure partecipando ad un reality dove l’unica attività richiesta ai concorrenti non è di certo quella cerebrale, ma bensì quella di essere ripresi 24 ore su 24 da delle telecamere. Il paese dove si diventa giornalisti di riviste importanti, perché seguiti da “millemila” persone e poco importa se di scrivere non glien’è mai fregato nulla, se non lo sanno fare e se gli articoli o i libri li scrivono altri per loro. Viviamo nel paese dei talent che ti fanno arrivare a Sanremo senza gavetta e te lo fanno anche vincere tramite il televoto. Nel paese in cui ci si improvvisa attori, registi, fotografi, deejay, ma dove trovare qualcuno che aggiusta ombrelli o che voglia imparare a fare del pane, pare impossibile. L’Italia è il paese dove basta indossare una t-shirt e farsi una foto allo specchio per diventare “qualcuno”, o meglio ancora, per sentirsi importanti. Qui non si inseguono le passioni, ma si cerca di trovare solo la via più veloce per arrivare alla fama e al successo. Cosa intendo? Voglio dire che oggi tutte vogliono diventare fashion blogger perché pare sia la via più facile, domani chissà! Quello che conta è uscire per strada ed essere riconosciuti. Il merito e le capacità, in tutto ciò, non sono minimamente contemplate.
Alla prossima.
Questo articolo lo dedico ad una mia cara amica fashion blogger che svolge quest’attività con grande umiltà, professionalità e passione. Sì, sto parlando proprio di te. Ti abbraccio.


You may also like

1 commento:

  1. Ciao Alessandra, ti ho "scoperta" proprio grazie alla tua pagina Instagram e, come diretta conseguenza, sto visitando il tuo blog...che trovo proprio a misura di donna, che ti segue nel quotidiano e quindi non a senso unico.
    Ti do perfettamente ragione, ormai il web è pieno di ragazze che si improvvisano fashion blogger, alcune con delle reali capacità ancora grezze, altre solo pensando che sia una strada facile.
    E poi ci sono le professioniste, che, con umiltà e senza troppo clamore, vanno avanti, proseguendo su una strada difficile spinte da una reale passione e le cui recensioni sono vere e ponderate, fatte con cognizione di causa.
    Complimenti per l'ironia con cui scrivi, è piacevolissimo leggerti 😊
    Rosy

    RispondiElimina

Copyright © 2013 Crinzieacapo by Alessandra Crinzi. All rights reserved . Powered by Blogger.

Translate