Due anni, fashion blogger e non consapevole di esserlo.

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Quando si è piccoli si vive in un mondo parallelo che gli adulti spesso non comprendono perché non lo ricordano. La nostra mente è un turbine di pensieri e idee, la vita è una cosa meravigliosa, una continua scoperta, abbiamo un milione di sogni e fantasie che durante la crescita, o dimentichiamo, o seguiamo, facendoli diventare i nostri progetti. Si è felici, ma di una felicità pura, quasi invidiabile; le giornate trascorrono scandite da sorrisi, in base ai piccoli impegni giornalieri e ovviamente al gioco, fase fondamentale della crescita di ogni bimbo che porta alla scoperta del mondo esterno. Tutto questo, ovviamente, accade con l’ausilio dei genitori che fungono da supporto per la comprensione di quello che in tenera età ci è incomprensibile. Questa è la teoria, o almeno, dovrebbe essere. La pratica? Beh, la pratica in alcuni casi lascia a bocca aperta, o meglio, lascia a bocca aperta la sottoscritta. Qualche giorno fa, parlando al telefono con una delle mie più care amiche, sono venuta a conoscenza di un fenomeno che oltre ad avermi sconvolta, mi ha portata a scrivere questo pezzo nel cuore della notte. Io non so se voi ne siete a conoscenza, ma al mondo, oltre che a  travel blogger, make – up blogger, lifestyle blogger e tutto quello che finisce con bloggers, ci sono anche i BABY FASHION BLOGGER. Si, avete letto bene. Parlo di bambini – anche di pochissimi mesi di vita – che vengono utilizzati dai genitori come giochino per passare il tempo, e perché no? Magari guadagnare anche qualcosa.
Dopo essere stata allertata di questa nuova moda, ho iniziato a fare una piccola ricerca e mi sono imbattuta in un po’ di questi blog, compreso in quello segnalatomi dalla mia amica, che vede come protagonista una piccina di 18 mesi, che oltre ad avere una pagina Instagram e una pagina Facebook, possiede addirittura un sito ufficiale. La bimba viene fotografata insieme a fashion blogger famosi, fotografi, modelle, da sola mentre gioca al parco, o in qualsiasi altra situazione quotidiana, con i suoi vestitini e accessori, magari regalati da brand. I suoi genitori, oltre che pubblicare gli scatti in ogni social network esistente al mondo, dedicano anche molta cura alla redazione dei post – in italiano ed inglese – che parlano al pubblico delle giornate della piccola, scritte in prima persona, come se fosse lei stessa a parlare. Per capirci:
“..ho accompagnato mamma e papà a scattare la campagna della  xxx alla quale anche io ero stata invitata come ospite. Sono andata al servizio con un bellissimo outfit che è piaciuto a tutti, ovviamente anche a me, tanto…!”
Mi astengo da ogni commento perché potrei risultare poco carina, ma mi sembra chiaro che questa messa in scena rasenti il ridicolo e sprofondi negli inferi del trash, perché a parer mio, una bambina di 2 anni, deve giocare con le bambole e con i suoi coetanei, scoprire il mondo, avere un milione di foto che la ritraggono, ma racchiuse dentro l’hard disk del computer di mamma e papà. Possedere un fashion blog – a proprio nome – senza aver scelto di averlo, ma soprattutto, essere figlia di due genitori pirla che scrivono post donandole una parola ed un pensiero che ovviamente non le appartengono, è una vera e propria sfortuna. M’interrogo sul perché dei genitori arrivino a ciò. Nel senso, ti piace la moda? Bene. Apri un blog e parlane, ma a tuo nome. Metti la tua faccia, non quella di tua figlia/figlio che non è in grado di scegliere. Questo mio discorso vale per ogni bambino che viene indirizzato dai genitori a far qualcosa; per intenderci, quelli che impongono ai figli di studiare pianoforte perché devono diventare dei musicisti, oppure quelli che gli impongono di fare un determinato sport a livello agonistico, spingendoli alla competizione più estrema non inculcandogli il valore dello sport, ma semplicemente spiegandogli quanto sia importante essere sempre primi nella vita. Ecco, questi elementi, sono quelli che oltre a creare forti complessi ai loro figli, sono gli stessi che hanno avuto una vita mediocre, non sono riusciti a realizzarsi come avrebbero voluto e allora riversano sulle povere creature che hanno messo al mondo ogni loro frustrazione, aspettativa ed ambizione.
Per quanto riguarda i bimbi protagonisti della “moda dei blog”, è evidente che non abbiano scelto di diventare dei fashion blogger – hanno pochissimi mesi di vita – e credo che abbiano la voglia eil sacrosanto diritto di scoprire il mondo, giocare e sorridere, dato che – in grazia di Dio – non sanno nemmeno cosa sia un outfit, la moda, un servizio fotografico, come non sono consapevoli di quanto possano essere frivoli e superficiali i loro genitori.
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Da piccoli volevate fare i calciatori? Le modelle? Gli avvocati?  Vi piace l’attività dei fashion blogger? Usate la vostra faccia. I vostri figli, in tenera  età, meritano di essere lasciati in pace. Se, invece, la voglia di apparire e lucrare, è più forte dell’amore per i vostri bambini, auguratevi che quest’ultimi, crescendo, non si accorgano mai di come siano stati usati in tenera età e di quanto siano superficiali e stupidi i loro genitori.
Alla prossima


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