Sarò me stessa, nel bene e nel male.

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Le chiacchere da bar sono le migliori. Sono quelle che se fatte con le amiche giuste, fanno intraprendere i ragionamenti più contorti ed i pettegolezzi che farebbero accapponare la pelle anche ad Alfonso Signorini e autori di Beautiful a seguito. Finendo proprio in questo tipo di discorsi e riflettendo sul programma condotto da Belen – proprio quello di cui vi ho parlato qualche settimana fa – io e un’amica ci siamo ritrovate a divagare su noi donne, ma soprattutto su quanti programmi televisivi e rubriche su settimanali esistano, che impartiscono consigli assolutamente gratuiti rivolti al mondo più complicato sulla faccia della terra, ovvero il nostro, quello femminile. Non vorrei dire cavolate, ma tra spazi televisivi e rubriche nei vari giornali, siamo arrivate a contare una ventina di dispensatori di consigli, e tra l’altro – a nostro umilissimo parere –  uno più inutile dell’altro. Non voglio di certo elencarveli tutti, anche perché non mi basterebbe una sola giornata, ma credetemi, ne abbiamo di ogni gusto e tipo, per ogni colore e genere di donna. Facendo zapping e sfogliando le pagine di alcuni settimanali, possiamo trovare istruzioni precise su come vestirci, truccarci, cambiare look radicalmente, dimagrire, ingrassare, camminare, porci con il mondo esterno – nemmeno se fino ad oggi avessimo vissuto insieme a un branco di lupi selvatici – mantenere un’amicizia, conquistare un uomo, ammiccare e perfino su come fare sesso: stendiamo “un lenzuolo di seta pietoso” su ciò.
Sono commossa e sentendomi portavoce di molte donne, in questo momento vorrei ringraziare di vero cuore, chi ha deciso che il genere femminile necessiti di consigli su ogni virgola che compone il mondo. La loro premura nei nostri confronti ci rende grate, ma l’unico particolare che forse non è stato calcolato, sta nel fatto che dei loro consigli, utili o meno utili e delle loro istruzioni su come vivere la nostra fisicità e peggio ancora, la nostra vita, non ce ne facciamo assolutamente nulla, o almeno, così dovrebbe essere.
Vi svelo un segreto. Io amo leggere libri di cucina e sono fissata con quelli che impartiscono consigli sulla casa. È evidente che sarei dovuta nascere in un’altra epoca e che io sia una casalinga mancata. Passo le ore a leggere questi “manuali” perché mi rilassano e potrei perdermi per giorni tra le istruzioni su come staccare un chewingum da una maglietta di lino, o su come smacchiare un divano di pelle e un cuscino ammuffito. Quando però si tratta di me come donna, beh no! Non esistono istruzioni che tengano. Ho 31 anni anni e ancora, nonostante sia diventata ottima amica di me stessa, continuo a non conoscermi completamente. Sono consapevole di cosa mi fa stare bene e di cosa mi fa stare male, cosciente che preferisco una bel piatto di spaghetti alla carbonara rispetto al sushi, come che adoro il giallo e evito il nero, ma mi rendo conto che i miei gusti non sono ancora completi, cambiano spesso e nemmeno se Dio  in anima e Spirito Santo, aprisse una rubrica su Donna Moderna, potrebbe venire incontro ai miei bisogni ed esigenze.
Sapete cosa mi fa morire dal ridere? Questa standardizzazione che ci vorrebbe rendere tutte uguali, come dei pezzi di carne assemblati in una cella frigorifera. Come se un consiglio impartito a una persona che partecipa a un programma televisivo, o che chiede aiuto su un giornale, potesse valere per altre mille. Vi faccio un esempio banale che mi farà linciare in pubblica piazza dai vari stylist – Enzo Miccio smetti di leggere – ma vi chiedo di avere pietà di me, povera mentecatta. A seconda del tipo di capello o carnagione, dovremmo prediligere d’indossare dei colori rispetto ad altri, giusto? Perfetto. Due giorni fa guardavo un programma che aveva come protagoniste delle belle donnine che chiedevano a mani esperte un cambio look che le rendesse “migliori”, dando quindi slancio anche alla loro vita. Ok. Di tre cambi immagine che ho visto mettere in atto, non me n’è piaciuto nemmeno uno e anzi, le preferivo molto di più prima. Ho visto entrare in studio delle donne con dei capi d’abbigliamento eccentrici e in alcuni casi “discutibili”, ma che almeno possedevano personalità, e ho visto uscire delle donne banali, insipide, vestite con panni non propri e con tonalità di capelli che avrebbero fatto spaventare anche Vanna Marchi.
Il punto è questo; siamo tutte diverse, ognuna di noi ha una personalità precisa che non va mai messa a tacere, ma ascoltata, sempre. Non parlo solo di stupidi vestiti e accessori anzi, quelli sono l’ultimo dei nostri problemi, parlo anche di amicizie, amore, sensazioni, hobbies etc.  Perché dovremmo essere tutte uguali? Perchè dovremmo porci in un modo che non ci appartiene? Perché dobbiamo indossare un vestito più di un altro, o mettere da parte il nostro stile per prediligere quello che garba alla società? La società si preoccupa di quello che piace a noi? Ci viene incontro? La risposta è no. Quindi?
Vi dirò, io non ci sto, e ho deciso da tempo di continuare a leggere con passione libri di ricette e manuali su come smacchiare terra, sugo, e staccare i chewingum dai tessuti. Per quanto riguarda il resto, seguo la linea di chi se ne frega. Io sono quella che il sabato sera, se svogliata, va a ballare con le scarpe da ginnastica e una maglia scazzata,  e se sarò l’unica fa lo stesso, perché sarò me stessa, nel bene e nel male.


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