Social network, lo specchio rotto della società

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Ho sempre pensato che i social network fossero lo specchio della società in cui viviamo. Ricordo che nel periodo in cui frequentavo l’università, scrissi anche una tesina riguardante questo argomento. D’altronde è palese sia così. Le reti sociali sono composte da individui facenti parte della società. Oggi però tornassi indietro, quella tesina la concluderei in modo diverso, probabilmente con l’augurio che reti sociali e società siano due elementi ben distinti che si escludono tra di loro.
Quando mio padre decise di dotare casa di una connessione internet – fantascienza ai tempi – mi sembrò un vero e proprio miracolo. Avevo più o meno 22 anni, vivevo una situazione particolare, un momento di vita molto difficile sia a livello fisico che mentale, e potete immaginare come la rete potesse essere, secondo il mio punto di vista, un’ancora di salvezza. Ricordo che decisi di iscrivermi su uno dei primi social esistenti con la speranza d’incontrare gente simpatica, e così fu. Molte mie attuali conoscenze risalgono a quel mondo, lo stesso che con il tempo è diventato peggio di giungla colma di insidie.
Ormai lo sapete, ogni mia affermazione deriva dall’esperienza e devo ammettere che da quando ho aperto la pagina Instagram,mi sono resa conto di quanto i social possano essere luoghi deleteri per chi ha una personalità più fragile, perché sono diventati come tana per lupi che con, o senza branco, si aggirano nel mondo virtuale in cerca di prede da sbranare. Assurdo. Un fatto in particolar modo ha attirato la mia attenzione, un’esperienza drammatica che ha colpito la vita di una nota soubrette,Elisabetta Canalis, della quale ammetto, io non sia una gran fan, tutt’altro, ma che nonostante ciò in queste poche righe mi trovo a voler difendere, o meglio, voglio difendere il suo dolore.

I fatti in sintesi. La Canalis è incinta di poche settimane, i giornalisti lo vengono a sapere – o come spesso accade, è proprio lei a renderli partecipi del lieto evento – nel frattempo continua a fare la sua solita vita, pubblicando sui social foto di ogni genere, comprese quelle dove svolge attività fisica. Una decina di giorni fa Elisabetta comunica di aver avuto un’ interruzione di gravidanza, e lo scrive in uno dei suoi social, probabilmente con la speranza di ricevere un po’ di conforto, o semplicemente perché lo doveva fare, poco importa, non ci interessa questo. Dopo questa dichiarazione, l’inferno. Su ogni social appartenente alla soubrette, a parte qualche manifestazione di dispiacere, ho letto insulti di ogni tipo e genere; frasi che si contraddistinguevano non solo per essere sgrammaticate al punto da far venire i conati di vomito, ma soprattutto perché caratterizzate da una cattiveria fuori dal comune. Qui qualche esempio:
“Dio ti ha privato di questa gioia perché saresti stata una madre di merda”.
“Sei una donnetta, i figli non sono un gioco, non sono come i tuoi cani. Sono felice che tu l’abbia perso”
…e per concludere
“Avere un figlio significa dover rinunciare alla pancia piatta per 9 mesi. Hai fatto attività fisica hai ucciso tuo figlio. Cretina”.
Ok. Vi ho proposto le frasi meno pesanti perché mi vergogno a riportare certe affermazioni –  e fossi in chi le ha prodotte, acquisterei una pala, mi scaverei una fossa e mi ci butterei dentro –  con voi però volevo commentare l’ultima, non perché le prime due siano meno pesanti – chi le ha scritte deve pregare che non esista una giustizia divina – ma semplicemente perché volevo farvi riflettere su un piccolo dettaglio. È vero, la Canalis mentre era noto fosse incinta, ha pubblicato foto mentre svolgeva attività fisica “estrema”, ma a prescindere da ciò, qualcuno dei geni che l’ha insultata senza alcuna pietà, ha pensato che magari avesse perso il figlio nei giorni prima? Oltre questo, io mi chiedo, anzi, chiedo a tutti quelli che si sono permessi di sbraitare utilizzando anche account senza foto e con nickname – pure vigliacchi – chi vi ha dato il diritto d’insultare una donna che sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua vita? Mettendo da parte il momento difficile, ma chi siete voi per puntare il dito contro una persona, giudicando senza conoscere i fatti nello specifico, insultando, colpendo per fare male? Io sono profondamente addolorata per voi, per la vostra situazione, perché è palese che per sfoderare cotanta cattiveria, la vita deve avervi fatto dei torti troppo grandi e se così non fosse, beh, ancora peggio, perché è chiaro che questa rabbia repressa non sia normale.
Ho parlato di quello che è successo a Elisabetta Canalis perché personaggio noto, ma giornalmente leggo commenti cattivi sotto le foto di vip, fashion blogger – vedi Chiara Biasi alla quale viene augurata la morte una cinquantina di volte al giorno – e per non parlare di quelli che – un giorno sì, e un altro pure –  ricevo io che non sono nessuno, ma evidentemente faccio gola e sono adatta per scaricare la frustrazione di questa gente che anziché andare in analisi, o magari provare a risolvere i problemi che li rende così avviliti, si sfoga sui social, prendendosela con chiunque. Come quelli/quelle che si insidiano nei profili sparando a zero sulla fisicità altrui, creando magari non solo complessi alla persona alla quale si rivolgono, ma anche a chi passa di lì per caso, e si ritrova a leggere.
Rabbrividisco all’idea che i miei figli possano far parte di questa società, la società di chi si nasconde dietro una schermo, tirando fuori il peggio di se stesso, ma soprattutto per colpire volontariamente, per fare male.  Ho iniziato questo articolo sostenendo che ho sempre considerato i social network lo specchio della società. Bene, lo concludo sottolineando che se questa mia affermazione corrisponde alla realtà, bisogna immediatamente correre ai ripari munendosi di maschera e boccaglio, perché è palese che siamo sommersi da una marea di merda.


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