Genova. Alluvione 2014, il fango dell'indifferenza.

/
0 Comments



Ieri notte c’era silenzio, un silenzio che chi vive a Genova conosce e teme.  Stamane il vento è caldo, al punto che mentre ti sfiora il viso ha la capacità di riportarti indietro nel tempo, in una giornata estiva. L’olfatto no, quello ti sveglia, ti porta alla realtà dei fatti e non inganna; fango, terra, l’odore delle foglie bagnate sull’asfalto.
Giovedì sera ero per strada, non perché incosciente, ma semplicemente perché inconsapevole di quello che stava, ci stava, per accadere. Poco prima di uscire, dato che pioveva da qualche ora, mi sono collegata sul sito dell’Arpal – Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure - e ho controllato che non ci fossero allerte segnalate. Davanti ai miei occhi solo uno stato di “attenzione” e così sono uscita, rendendomi conto solo dopo qualche minuto che avrei fatto bene a seguire l’istinto, rimanendo a casa, al caldo, al sicuro.  Io e il mio fidanzato, come tanti altri genovesi, ci siamo ritrovati nel bel mezzo della fine del mondo. Acqua alle ginocchia, cascate che si scaraventavano in terra arrivando dall’alto delle colline, quel torrente Bisagno che quando piove diventa più potete del mare, le strade che nel giro di tre quarti d’ora – assurdo ma vero – sono diventate dei fiumi. Siamo riusciti ad arrivare a casa sani e salvi solo per una questione di pochi minuti – l’ondata di piena ha travolto le strade da noi percorse poco dopo il nostro passaggio, proprio lì, dove è morto il povero Antonio Campanella – e devo ringraziare Dio di aver avuto accanto una persona che sa mantenere la calma più di me. Io, di quei momenti, ricordo solo l’incredulità e la paura.
Sono passati tre anni dall’ultima alluvione e i fatti dimostrano che da quel 2011 non è cambiato nulla. La mia Genova, città che mi ha adottata 15 anni fa, s’è ritrovata sommersa dall’acqua in meno di un’ora. Montoggio, paesino dell’entroterra, è attualmente disintegrato, così come tantissime altre cittadine della provincia. Le istituzioni? Totalmente assenti. I genovesi? Negli anni ho compreso che nei momenti peggiori tirano fuori la parte migliore del loro essere. Pala in mano, stivali ai piedi, uniti, puliscono la città con una dignità che i nostri politici non si possono permettere nemmeno di sognare. Per le strade centinaia di persone comunitarie e non; giovani, adulti, anziani, bambini, tutti insieme con l’intento di ridare vita a tutto ciò che è stato sommerso dal fango e aiutare quei negozianti che per la prima volta, o purtroppo per la seconda, si sono visti portar via tutto, fino all’ultimo briciolo di speranza.
Qualche sera fa ascoltavo il “caro” Ministro Pinotti che tra un pomeriggio di shopping con scorta all’Ikea e l’altro, prometteva l’arrivo dell’esercito in città – un centinaio di soldati sparsi per tutta la provincia?!  - io, per strada a spalare, ho visto solo cittadini stremati e protezione civile. Non mi stupisco; questa è una delle caratteristiche fondamentali del nostro paese e c’è noto che i potenti, purtroppo, hanno il posto in tribuna d’onore, soprattutto quando si tratta di assistere alle disgrazie che coinvolgono i cittadini.
Genova è abbandonata. Lo è oggi, lo è stata qualche giorno fa, lo è nel momento in cui non tutela i suoi cittadini da questi drammatici avvenimenti. Genova conta un morto questa volta, ma solo perché la furia s’è scatenata di notte; non oso immaginare cosa sarebbe potuto accadere in pieno giorno, o meglio, lo so, perché ancora piangiamo le vittime del 2011. Genova ha bisogno di 300 milioni di euro per essere messa in sicurezza, una cifra enorme, ma pur sempre inferiore rispetto ai danni economici subiti fino ad oggi, per non parlare di quelli morali di chi, quando sente tuonare, inconsciamente, teme sempre il peggio. Ovvio, non si può pretendere che la pioggia smetta di cadere dal cielo, quello sarebbe surreale, ma è assurdo che una città a rischio come questa, non possegga un piano di emergenza adeguato in caso di alluvione, ma soprattutto ritengo scandaloso che, quattro dirigenti del Comune, proprio quest’anno, abbiano ottenuto premi nella busta paga per migliaia di euro “visto il loro buon lavoro per la sicurezza idrogeologica della città”. Aggiungiamo al danno la beffa.
Non posso leggere queste notizie, preferisco non sapere. Metto gli scarponi. Torno per strada. Pioviggina e il vento continua ad essere caldo. Sento i tuoni in lontananza, pare che l’ennesimo temporale stia arrivando. L’odore del fango è ancora troppo forte, l’allerta è ancora presente, come la paura, sempre viva. La mia Genova è devastata. Un signore piange fuori dal suo negozio completamente distrutto, attorno a lui decine di persone sporche di fango che cercano, inutilmente, di consolarlo. Accanto, una bambina di sette, forse otto anni. Ha in mano una scopa e pulisce il marciapiede con la stessa forza che ci metterebbe un adulto. Tenete a mente queste immagini quando leggerete o ascolterete notizie su quest’ennesima tragedia che ha coinvolto la “mia” città e sappiate che non è come dicono, non è come vogliono farvi credere: non è stata la pioggia a distruggere nuovamente “la superba”. Genova è stata devastata dal potere, dal fango dell’indifferenza; quella che caratterizza uno Stato che si palesa quando deve chiedere, ma che si defila nel momento in cui dovrebbe essere presente, utilizzando i social per comunicare, sparando cifre a caso, come se fossimo stupidi. Ridicolo.
Domani è un giorno nuovo e sono certa che anche questa volta troveremo la forza di rialzarci, ma lo faremo nello stesso modo in cui siamo caduti; SOLI.


You may also like

Nessun commento:

Copyright © 2013 Crinzieacapo by Alessandra Crinzi. All rights reserved . Powered by Blogger.

Post in evidenza

I prodotti per capelli che mi hanno convinta a provare l'ecobio

Non so bene come e quando sia iniziata questa "fissa", sta di fatto che da un giorno all'altro mi sono ritrovat...

La mia rubrica su Il corriere della città

La mia rubrica su                 Il corriere della città
Crinzieacapo

Categories

Translate

About

authorMunere veritus fierent cu sed, congue altera mea te, ex clita eripuit evertitur duo. Legendos honestatis ad mel. Legendos honestatis Munere veritus fierent cu sed, congue altera mea te, ex clita eripuit.
Learn More →


Popular Posts