Mondo social network, mondo a sè: adolescenti, falsi miti, baby blogger e plastiche additive.

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Beatrice – nome di fantasia – è una bellissima ragazza. Tra le blogger più seguite, ha iniziato la sua carriera a 13 anni, pubblicando sui social le foto dove indossava look differenti. Oggi, le sue pagine, contano migliaia di contatti al giorno mentre lei conta centinaia di collaborazioni con i brand più disparati, anche a livello internazionale.
La sua vita si divide tra shooting fotografici, pubblicità, i party più esclusivi di questo pianeta, i selfie postati sui social, i post su blog e i milioni di commenti lasciati dai suoi followers, spesso idolatranti, altrettanto spesso volgari e maleducati. Sexy, spesso provocante e ammiccante, si mostra giornalmente sui social, avendo fondato la carriera sulla sua immagine.
Ah, dimenticavo, Beatrice è ancora minorenne.

Non mi ritengo una bacchettona né tantomeno una puritana e, anzi, detesto i moralisti da quattro soldi che si indignano se una foglia cade da un albero in primavera anziché in autunno, però ieri sera, su suggerimento di alcune amiche, mi sono soffermata sulle foto di questa bimba e confrontandole con quelle di qualche tempo fa mi sono resa conto – io come credo chiunque abbia un minimo di vista – che il seno di Beatrice nelle ultime settimane ha subito un cambiamento eclatante, sviluppandosi, incredibilmente e improvvisamente. Sono perplessa. Abbiamo appena assistito ad un miracolo di Dio – e se così fosse gli chiederò delle spiegazioni sul perché a lei sì e a me no – o all’azione di un ipotetico bisturi?
Se 2 + 2 fa sempre 4 direi la seconda, nonostante tra le file esista chi s’è bevuto la storiella che uno sviluppo così evidente possa essere avvenuto in poche settimane.
Dopo aver realizzato e cercato di sdrammatizzare i fatti, in questo momento sono presa da un attimo di fortissima nausea mista a sensazione di ansia e sconforto.
Ecco, non fraintendetemi vi prego, io non condanno la chirurgia plastica, non mi scandalizza il desiderio di chi vuole migliorarsi eliminando un complesso che provoca paturnie, problemi, insicurezze varie. Lo ammetto, fino a qualche anno fa volevo rifarmi il seno a tutti i costi; ero convinta che con qualche misura in più la mia vita sarebbe migliorata, arrivando a quella serenità che cercavo disperatamente. Poi ho capito che il problema non era il mio seno, e che al chirurgo plastico avrei dovuto prediligere delle sedute di analisi per risolvere i problemi con me stessa e con il cibo, ma questa è tutt’altra storia.
Dicevo, la chirurgia plastica non va demonizzata come spesso accade, non è il male, ma a mio parere lo diventa se accostata al seno o qualsiasi altra parte del corpo di una ragazzina. Diventa il male nel momento in cui dei genitori acconsentono a ciò, facendo sì che la propria figlia si sottoponga ad una mastoplastica additiva o simili – poco importa che le abbiano impiantato due protesi o aspirato il grasso dal culo per buttaglielo nel seno, rimane comunque inaccettabile – e quando un chirurgo plastico, decide di intervenire sul corpo di donna che deve ancora terminare il suo ciclo di sviluppo, non solo fisico, bensì anche mentale.
In Italia la legge lo vieta; almeno questo pare ci appartenga.
Bien, questo è quello che mi ha provocato la nausea, ora passiamo all’ansia e allo sconforto.
Le due tristi sensazioni derivano dalla consapevolezza che Beatrice è seguita da centinaia di migliaia di altre bambine, ragazzine, che la considerano un mito nonché un vero e proprio esempio di vita; come se la vita fosse passare da un evento glamour all’altro, saltando il giorno dopo la scuola. Vabbè.
Quindi, le fans più ingenue, dinnanzi a quest’esplosione di mammelle – di questo si tratta – si convinceranno che i miracoli esistono, e che in poche settimane un seno può crescere realmente così tanto – roba che passeranno i prossimi mesi controllando l’evoluzione e accendendo ceri a Santa Rosalia perché accada – quelle più “sveglie”, invece, capiranno che sotto c’è un barbatrucco è che se a 14, 15, 16 anni ti bazzica nella testolina di rifarti le tette, nulla lo impedisce, anzi, è fattibile, perché Beatrice l’ha fatto, perché i suoi genitori gliel’hanno permesso, quindi se i tuoi te lo volessero proibire non lo farebbero per tutelarti, ma perché sono retrogradi. Rifarsi l’impalcatura in piena età dello sviluppo non è male e lo dimostra il fatto molti suoi seguaci ammirano la scelta, sostenendo che trasformare due limoni in due angurie geneticamente modificate, è stata cosa buona e giusta.
Respiro. Continuo a realizzare e sinceramente sono molto, molto dispiaciuta, perché il messaggio che passa è tremendo, è quello del “non ci si deve accettare come si è”. Il “difetto” va eliminato e se una nostra caratteristica fisica non ci garba possiamo modificarla, dobbiamo cambiarla, anche prima di finire il liceo, o prima di aver perso la verginità, perché questo è quello che conta. Non è importante andare a scuola, studiare, rapportarsi al di fuori di un social con i coetanei, le pagelle, i telefilm in tv, le telefonate con le amiche, le passeggiate, il cinema, il concerto dei One Direction o di Vasco. No. Quel che conta è apparire, poi fottesega dell’essere, tanto sui social, con i selfie, quello non traspare, almeno, non come due grosse tette finte.


Buongiorno o buonasera, mamme e papà. Mi chiamo Alessandra Crinzi e non sono nessuno, ma mi premeva avvisarvi che questo è quello che “insegnano” ai vostri figli, ed io, fossi in voi, genitori di una generazione social all’ennesima potenza, costretta ad imbattersi in “miti” come Beatrice, sinceramente, oltre a pormi due domande per comprendere al meglio il nemico – e combatterlo – sarei giusto un tantinello preoccupata… 


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