Il mondo bello perché vario, a prescindere da una Barbie

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Ormai lo sapete tutti; ho sofferto di DCA per più di 10 anni e ancora combatto con gli strascichi – silenzio imbarazzante? Spero di no – ma vi giuro che da bimba, quando giocavo con la mia Barbie, non ho mai fatto caso al suo vitino da vespa, alle gambe chilometriche, alla pancia piatta e nemmeno alle tette a punta da Madonna nel Blond Ambition World Tour, dettagli che adesso, invece, salteranno agli occhi di ogni adulto e bambino. Non sto dicendo che questo non vada bene, ma sinceramente trovo tutto molto contraddittorio. Cerco di spiegarmi meglio perché non voglio essere fraintesa e premetto – anche se credo vi risulterà palese, ma non si sa mai – che esonerata da questo mio discorso è la Barbie di colore che tra l’altro non è una novità come molti pensano, ma esiste dagli anni 70 – e meno male! Veniamo al dunque.  Dopo anni di modelle che hanno sfilato in fin di vita, pubblicità di diete dimagranti, pillole per bruciare grasso e taglie 31, ci siamo svegliati da quest’incubo, alcune grandi aziende con noi – Dio e tutti i Santi, grazie! – e quindi ci stiamo impegnando nel voler far passare il nobile e più che corretto messaggio che nella vita la fisicità non è nulla, che la mente viene prima di tutto, vogliamo combattere le discriminazioni di ogni genere, vogliamo  sentirci tutti uguali, ma in questo caso lo facciamo mettendo in evidenza le differenze di “costituzione corporea” che esistono tra una Barbie e l’altra, tra una donna e l’altra, come se questa mossa di puro marketing, possa anche servire a far sentire meglio chiunque si rispecchi in un determinato modello, come se fosse utile a sedare questa nostra società educata alla superficialità o come se riuscisse a mettere addirittura a tacere quei complessi che risiedono nell’anima e che hanno origine dalla sofferenza, dalla mancanza, dalla carenza di amore, dalla perdita, dal dolore, spesso dalla cattiveria altrui, ma che non nascono di certo per causa di una stupidissima, seppur mitica, bambola di plastica.
Questa mia analisi è stata scritta di getto e dettata sicuramente da un passato che fatica a scivolare via, e io mi auguro di tutto cuore che questa nuova campagna della Mattel porti una marea di benefici e non il contrario, ma a prescindere dal mio flusso di coscienza che probabilmente risulterà incomprensibile, a voi che mi state leggendo dico: amatevi sempre, prendetevi cura di voi stesse, insegnatelo anche ai vostri figli, tenetelo sempre a mente, e che sia a prescindere da quello che dicono i giornali, la televisione e pure dalla fottuta altezza e taglia portata da una cavolo di bambola.  Solo così si potrà arrivare al cambiamento, solo così avremo la vera rivoluzione; il mondo è bello perché vario, a prescindere da una Barbie.


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1 commento:

  1. grazie, davvero! i DCA sono una bestia nera e in pochi ancora lo capiscono! Leggerti mi aiuta, mi aiuta sapere che c'è gente che lotta ancora per un mondo dove la taglia non è tutto! Lo ripeto a me stessa tutti i giorni anche se non è per niente facile, credo resterà per sempre il mio tallone d'Achille ma pazienza.

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