I miei genitori: due divorziati che per la Chiesa continuano ad essere figli di un Dio minore

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Mia madre e mio padre sono stati amici per lungo tempo, anzi, proprio per tanti anni, fino al giorno in cui si sono resi conto di provare qualcosa d’importante, profondo, reciprocamente. Non entro nei dettagli, ma ai fini di questo mio racconto è giusto dirvi che entrambi avevano già una famiglia: mia madre, sposata con un tizio che ha iniziato a tradirla già da prima che si giurassero amore eterno davanti a Dio; mio padre, invece, accanto a sé aveva una donna che non amava da tanti anni, e il non sentimento, a quanto pare, era ricambiato da chissà quanto. Insomma, i miei sono stati due solitudini che per fortuna si sono trovate, amate, risposate e ovviamente, per questo, dalla gente giudicate e bistrattate – e quando mai.
Per carità, non sono qui con l’intento di giustificare ai vostri occhi i sentimenti dei miei genitori, né tantomeno la scelta di lasciare le rispettive famiglie per crearne una loro. Sono qui perché entrambi i miei genitori sono credenti – loro, io oggi non so più in cosa credo e in cosa no – e per anni ho visto nei loro occhi, soprattutto in quelli di mia madre, il desiderio di entrare in chiesa, confessarsi, prendere la comunione durante la messa, “sentirsi come qualsiasi altro credente”.
Papa Francesco ultimamente si è esposto molto parlando di coppie divorziate e risposate. Ho letto talmente tante versioni delle sue dichiarazioni che – ammetto – non ho capito un granché. Mia madre, più di me, lo ha ascoltato, l’ha letto, ha cercato risposte, ha cercato di capire di più. Si è illusa a tal punto da armarsi di coraggio e recarsi in chiesa per parlare della sua situazione con un sacerdote. Conosco mia madre; non ero presente, ma sono certa che l’avrà fatto con il cuore in mano e con la speranza che il cambiamento e la realizzazione del suo desiderio, fossero ad un passo da lei. Purtroppo così non è stato, perché il sacerdote con il quale si è confidata, le ha detto che no: “il sacramento della comunione non è per chi abbandona la famiglia, figliuola”. Amen.
Conto fino a 1000, arrivo.
Ok, eccomi. A prescindere dal fatto che della storia di mia madre il sacerdote in questione non ha capito una beata fava – non ha abbandonato la famiglia, bensì un uomo che l’ha tradita per anni – calcolando che forse Papa Francesco dovrebbe iniziare ad essere più chiaro e stabilire eventuali palesi regole, io mi domando come sia possibile che una brava persona come mia madre, come mio padre, come chissà quanti altri, debbano vedersi sbattere in faccia le porte della casa del Signore, come accade ai peggiori delinquenti. Peggiori delinquenti?! Ma che dico? No, aspettate un attimo, non è così! Perché i delinquenti vengono trattati diversamente, spesso con onore e rispetto, vedi i funerali di Casamonica.  E caso vuole che, proprio nei giorni in cui mia madre si è recata in chiesa cercando quel perdono che per quando mi riguarda non dovrebbe nemmeno chiedere – le cose per cui farlo sono ben altre – Silvio Berlusconi, anche lui divorziato, ma con i soldi per pagare l’annullamento della Sacra Rota e pure ogni peccato commesso in questa vite, in tutte le precedenti e in quelle verranno, è stato fotografato al Salone del Mobile di Milano, bello incipriato, sereno e tranquillo, mentre, durante la messa, riceveva la comunione che mia madre tanto desidera e che probabilmente mai riceverà.
Devo aggiungere altro? No. Non credo. Anche perché, perdonatemi, sarebbero solo parolacce.
Alla prossima.


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