Le Iene a Sangineto; omertà, ignoranza e inciviltà intorno alla morte del cane Angelo

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Le Iene sono state a Sangineto, il paese in provincia di Cosenza scenario della macabra uccisione di Angelo, il cane di cui vi ho parlato qualche mese fa. Quello impiccato ad un albero e preso a palate da 4 mostriciattoli trogloditi che oggi girano tranquilli per il  loro paese, come se niente fosse accaduto, spalleggiati da una parte di vile comunità, in attesa di un processo che si spera possa condannarli per il reato commesso.
I 4, che oltre ad aver massacrato il povero cane, hanno filmato ogni secondo di tortura e postato tutto sui social, non amano essere a loro volta ripresi e davanti alle telecamere delle Iene scappano, come ha potuto mostrarci Giovanna Nina Palmieri, inviata del programma che ha cercato in tutti i modi di parlare con loro per chiedere delle spiegazioni, ovviamente senza alcun risultato. Nei 14 minuti di servizio – che ovviamente vi invito a visionare – ci si ritrova davanti alla realtà di un paesino vittima dell’ignoranza, dell’omertà e dell’inciviltà. La giornalista è stata ripetutamente minacciata, il prete del paese e una suora, anziché fermarsi a parlare, magari condannando il gesto, hanno preferito scappare via in macchina, più o meno con lo stesso stile che avrebbero avuto dei topi se in possesso di patente B.
Protagonista indiscusso del filmato il barista, che intervistato giustifica l’atto sostenendo che il cane è stato ucciso “tanto per ridere”. Non da meno la signora che, seppur educatamente, parla di semplice “ragazzata”. Tornando al barista, inconsapevole del fatto fosse ripreso dalle telecamere, segnala a un amico dei quattro la macchina delle Iene per farla danneggiare e quest’altro, ritrovandosi successivamente davanti a Giovanna Nina Palmieri, la minaccia facendo riferimento a una pala.
Non posso non menzionare anche l’anziano e il signore seduti fuori dal bar: il primo minaccia di prendere tutti a bastonate, il secondo s’infervora gridando: “Tutto ‘sto casino per un cazzo di cane”. Vorrei soffermarmi anche sullo zio di uno dei 4, che s’è fatto venire un malore piuttosto di non far parlare il nipote davanti alle telecamere, ma sinceramente preferisco evitare commenti, perché potrei diventare crudele, e non mi va.

Tengo a sottolineare che tutto ciò non è accaduto nel paleolitico ma proprio questo ottobre, sempre a Sangineto, comunità con un sindaco che si è costituito parte civile – dopo l’indignazione dell’opinione pubblica – e una piccola coraggiosa parte della popolazione che ha rinnegato il gesto, ma paese che verrà ricordato dall’Italia civile non solo per l’aver messo al mondo e cresciuto mostri capaci di uccidere un’anima indifesa, ma anche per l’omertà e la terribile ignoranza che hanno mostrato le immagini del servizio de Le Iene.
Sono nata a Palermo, cresciuta al rispetto per ogni essere vivente da due meravigliosi genitori siciliani, quindi lungi da me fare di tutta l’erba un fascio, ma al contempo mai sarò capace di giustificare l’ignoranza radicata – e la conseguente cattiveria – di ‘sta gentaglia e di tutte tutte le persone in grado di coprire o tacere dinnanzi a cotanta crudeltà. Che sia Milano, che sia Sangineto.
Chi non riesce a liberarsi dalla morsa di queste terribili catene, non merita di essere considerato parte di in una società civile. In verità credo anche che certa gente non dovrebbe nemmeno possedere il dono della vita e sinceramente, mentre lo penso e lo scrivo, non mi vergogno nemmeno un po’.
Per rimanere aggiornati sulla vicenda e su ogni aggiornamento riguardante la campagna #UnitiPerAngelo, vi invito a seguire la pagina Facebook L’Urlo di Angelo, che da mesi si batte perché questa orrenda storia non venga gettata nel dimenticatoio.
Alessandra Crinzi



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